Letteratura Emigrante

LA PROFEZIA DELL'ESILIO

Tu lascerai ogni cosa diletta
più caramente; e questo è quello strale
che l'arco de lo essilio pria saetta.

Tu proverai sì coe sa di sale
lo pane altrui, e come è duro calle
lo scendere e 'l salir per l'altrui scale.

E quel che più ti graverà le spalle,
sarà la compagnia malvagia e scempia
con la qual tu cadrai in questa valle;

che tutta ingrata, tutta matta ed empia
si farà contr'a te; ma, poco appresso,
ella, non tu, n'avrà rossa la tempia.

Di sua bestialitate il suo processo
farà la prova; sì ch'a te fia bello
averti fatta parte per te stesso.
 
 
Parafrasi

Tu abbandonerai tutto ciò che hai
di più caro;e questo è il tormento che,
principalmente, infligge l'esilio.

Tu proverai come è amaro il pane
mendicato, e come è duro viaggio
scendere e salire le scale altrui.

E quello che ti peserà di più
sarà la compagnia malvagia e sciocca
con cui cadrai nella sciagura dell'esilio;

perchè ingrata,insensata e ingiusta
ti si mostrerà tutta; ma, ben presto,
essa,non tu, avrà la tempia rossa di sangue.

Il suo modo di procedere darà la prova
della sua brutalità; così sarà stimabile
per te l'esserti diviso da essa.

 

 

Ricerca poetica di Agostino Acquaviva

NAZIM HIKMET

ARRIVEDERCI FRATELLO MARE
Varna, 1951

Ed ecco ce ne andiamo come siamo venuti
arrivederci fratello mare
mi porto un po' della tua ghiaia
un po' del tuo sale azzurro
un po' della tua infinità
e un pochino della tua luce
e della tua infelicità.
Ci hai saputo dir molte cose
sul tuo destino di mare
eccoci con un po' più di speranza
eccoci con un po' più di saggezza
e ce ne andiamo come siamo venuti
arrivederci fratello mare.

 

NON E' UN CUORE
Varna, 1952

Non è un cuore, perdio, è un sandalo di pelle di bufalo
che cammina, incessantemente, cammina
senza lacerarsi
va avanti
su sentieri pietrosi.

Una barca passa davanti a Varna
"Ohilà, figli d'argento del Mar Nero!"
una barca scivola verso il Bosforo
Nazim dolcemente carezza la barca
e si brucia le mani


MOSCA, 1958

E muore e nasce a tutta forza
albero stella uomo
virus eccetera eccetera

un tumulto uno strepito
speranza malinconia
nostalgia
e nasce e muore
a tutto vapore.

 

ROMA, 1960

Quante donne belle ci sono al mondo
quante belle ragazze
s'affacciano sulle terrazze della città

contemplale vecchio
contemplale e mentre da un canto i tuoi versi
si fanno più tersi e lucenti
dall'altro
devi contrattare cercando di tirarla in lungo
con la morte che ti sta accanto.


PRIMA CHE BRUCI PARIGI
Parigi, 1958

Finchè ancora tempo,mio amore
e prima che bruci Parigi
finchè ancora tempo, mio amore
finchè il mio cuore è sul suo ramo
vorrei una notte di maggio
una di queste notti
sul lungosenna Voltaire
baciarti sulla bocca
e andando poi a Notre-Dame
contempleremmo il suo rosone
e a un tratto serrandoti a me
di gioia paura stupore
piangeresti silenziosamente
e le stelle piangerebbero
mischiate alla pioggia fine.

Finchè ancora tempo, mio amore
e prima che bruci Parigi
finchè ancora tempo, mio amore
finchè il mio cuore è sul suo ramo
in questa notte di maggio sul lungosenna
sotto i salici, mia rosa, con te
sotto i salici piangenti molli di pioggia
ti direi due parole le più ripetute a Parigi
le più ripetute, le più sincere
scoppierei di felicità
fischietterei una canzone
e crederemmo negli uomini.

In alto, le case di pietra
senza incavi nè gobbe
appiccicate
coi loro muri al chiar di luna
e le loro finestre diritte che dormono in piedi
e sulla riva di fronte il Louvre
illuminato dai proiettori
illuminato da noi due
il nostro splendido palazzo
di cristallo.

Finchè ancora tempo, mio amore
e prima che bruci Parigi
finchè ancora tempo, mio amore
finchè il mio cuore è sul suo ramo
in questa notte di maggio, lungo
la Senna, nei depositi
ci siederemmo sui barili rossi
di fronte al fiume scuro nella notte
per salutare la chiatta dalla cabina gialla che passa
- verso il Belgio o verso l'Olanda? -
davanti alla cabina una donna
con un grembiule bianco
sorride dolcemente.

Finchè ancora tempo, mio amore
e prima che bruci Parigi
finchè ancora tempo, mio amore.



Berlino, 1961

Ciò che ho scritto di noi è tutta una bugia
è la mia nostalgia
cresciuta sul ramo inaccessibile
è la mia sete
tirata su dal pozzo dei miei sogni
è il disegno
tracciato su un raggio di sole

ciò che ho scritto di noi è tutta verità
è la tua grazia
cesta colma di frutti rovesciata sull'erba
è la tua assenza
quando divento l'ultima luce all'ultimo angolo della via
è la mia gelosia
quando corro di notte fra i treni con gli occhi bendati
è la mia felicità
fiume soleggiato che irrompe sulle dighe

ciò che ho scritto di noi è tutta una bugia
ciò che ho scritto di noi è tutta verità.


Mosca, 1962

Sotto la pioggia camminava la primavera
con i suoi piedi esili e lunghi sull'asfalto di Mosca
chiusa tra gli pneumatici i motori le stoffe le pelli
il mio cardiogramma era pessimo quel giorno
quel che si attende verrà in un'ora inattesa
verrà tutto da solo
senza condurre con sè
coloro che già partirono
suonavano il primo concerto di Ciajkowskj sotto la pioggia
salirai le scale senza di me
un garofano sta all'ultimo piano della casa al balcone
sotto la pioggia camminava la primavera
con i suoi piedi esili e lunghi sull'asfalto di Mosca
ti sei seduta di fronte a me non mi vedi
sorridi a una tristezza che fuma lontano
la primavera ti porta via da me ti conduce altrove
e un giorno non tornerai più ti perderai nella pioggia.

 

Lette4ra di Agostino Acquaviva- Caro Lionel,

sono il tuo vecchio amico di infanzia George, ricordi? Andavamo nella stessa classe alle elementari. Poi, per motivi familiari, sono dovuto tornare nella mia patria e da allora non ci siamo più rivisti, né sentiti... Avrei voluto tanto scriverti, confidarmi con te e parlarti della situazione in cui mi trovo e quanti brutti momenti ho passato in questi anni... Ma purtroppo qui non c’è un attimo di tregua, non si riesce a intravedere uno spiraglio di salvezza, una speranza. E’ una guerra continua: case che saltano in aria, botti di cannone, mitra e mine antiuomo. Non si sentono altri rumori nelle mie giornate e quelle dei miei familiari, ormai rimasti in pochi...

Siamo costantemente agitati, ogni rumore che sentiamo, anche un vaso che cade, ci sembra uno sparo, un colpo diretto verso di noi. Siamo terrorizzati.

E poi le polveri provocate dagli spari, ci stanno facendo ammalare... Mio padre è morto di tumore, mia madre è stata uccisa da un proiettile vagante, i miei fratelli non ci sono più eccetto quello più piccolo che fortunatamente è sfuggito all’esplosione.

Siamo rimasti in 4, io, mia moglie Clara, la mia piccoletta Sheila e Richard. Non vorremmo continuare a rischiare la vita... E’ una sfida continua per la vita o la morte.. Ho deciso. Parto. Torno in Svizzera. Non so quando, ma il più presto possibile cercherò di partire. Prenderò con me le mie ultime cose rimaste e i miei parenti e ti raggiungerò. Non preoccuparti per la mia sistemazione, l’importante è che ci allontaniamo da questo inferno. Sono disposto anche a dormire sotto i portici pur di non dover vedere spettacoli disgustosi quotidianamente.

Spero solo che tu riceva questa lettera per farti capire quanto ho sofferto in tutto questo tempo.. Intanto ti abbraccio con la speranza di rincontrarti presto.

 

                                                                                          Con affetto,

                                                                                            George

 

Silvia Bonetti- Una donna, un sorriso:  Ero una donna come tante altre, avevo la mia famiglia, la mia casa, avevo tutto. Eppure è bastato che il lavoro mancasse per 4 giorni e sono dovuta scappare. Qua è tutto diverso. C'è tanta gente che gira per le strade, luci, colori, un altro mondo. Mi rivolgo alle persone che girano per la strada e chiedo informazioni, ma non capisco la loro lingua. Sorrido mentre parlano. Sorprendente. é un sorriso finto, ma ho ancora la forza di sorridere. Ma non è solo forza. Non è un obbligo. é una voglia. Ho voglia di continuare a sorridere; non voglio spegnermi, adesso che mi si è presentata questa nuova vita. Ho il desiderio di continuare a vivere la mia vita come se non fosse cambiato niente. Ho la speranza che mi porta avanti. E sono convinta che andrà così.

 

Debora Palmieri- NON SUONARE NOTE BURROSE

Lo scrittore Pantaleo Palumbo durante l’incontro pomeridiano con i ragazzi della II C, delineando i momenti più significativi della sua vita in campo letterario ha espresso un consiglio “ Non suonate note burrose”.

La scrittura è una forma di espressione gratuita attraverso cui si entra in contatto con le persone e necessita semplicemente di un foglio, una penna e della propria creatività.

In ogni campo, è il mezzo più semplice ma efficace per esporre i propri sentimenti in qualunque tono senza preoccuparsi della reazione dell’individuo a cui ci si rivolge.

Personalmente, la scrittura è il mio amico più fedele al quale rivolgo i miei pensieri, un confidente che conosce i momenti bui ma anche gioiosi della mia vita.

Per attirare la gente in questo viaggio letterario, bisogna essere originali, creativi e sfruttare la propria esperienza per comporre un’opera d’arte, partendo dalle prime linee base e poi dando il tocca finale come accade nella rilettura e nel perfezionamento di un  componimento narrativo.

Immergersi nella scrittura, infatti, vuol dire entrare in un nuovo mondo dove noi siamo i protagonisti e gestiamo a piacimento i fili della narrazione per questo bisogna “custodirla” accuratamente come un tesoro molto prezioso.

Interviste

Anchise, Enea e Ascanio sbarcati a Porto Badisco

 

Intervista a 3 profughi da Troia verso la libertà

Di Agostino Acquaviva

 

Giorni fa ci era giunta voce dell’imminente sbarco a Porto Badisco (località marittima Salentina) di 3 personaggi di rilievo quali Enea, Anchise e il piccolo Ascanio.

Ci siamo subito precipitati sul posto per non perdere l’occasione di intervistarli e di conoscere i motivi che li hanno portati ad emigrare dalla loro patria.

 

Siamo a destinazione.

Eccoli sono loro. Scendono lentamente dalla barca: prima Enea con il piccolo Ascanio tra le sue (no) braccia e infine Anchise, stanco e provato nel volto.

Ci avviciniamo ad intervistarli.

 

Salve Enea, Anchise e Ascanio nei vostri volti vediamo tristezza, abbattimento e disperazione, quali i motivi di tali sentimenti?

ENEA: Siamo stremati da questo viaggio lungo e tortuoso.. Siamo stati costretti a fuggire dal nostro paese, Troia, perché ormai la guerra l’ aveva rasa al suolo... Sono disperato, ho perso per sempre mia moglie Creusa, …non sono riuscito a sottrarla da quell’inferno.

Fortunatamente io, il mio piccolo Ascanio e il mio anziano padre Anchise ce l’abbiamo fatta e adesso vaghiamo per il Mediterraneo in cerca di salvezza.

ANCHISE: La guerra ha decimato la popolazione e solo in pochi sono sopravvissuti. Mio figlio è stato molto coraggioso, ha saputo difenderci dagli attacchi e a trarci in salvo... Io ormai sono vecchio e avrei preferito non lasciare la terra in cui ho sempre vissuto e dove avrei voluto essere sepolto. L’ importante era che lui e il suo figlioletto fuggissero dal pericolo. Non avrei voluto essere un peso per il loro viaggio, ma mio figlio ha dimostrato di essere un vero uomo e nonostante le avversità mi ha portato con sé, e io gliene sono grato.

ASCANIO: Mia madre non c’è più. Sono veramente triste. Non ci sono parole per descrivere il mio stato d’animo. Mio padre è stato un vero eroe nel portarci in salvo.. Avrebbe tanto voluto salvare anche mia madre.. Mentre stavamo per partire e la città andava in fiamme, lui è persino tornato indietro per cercarla, ma invano.

ENEA: Si, ricordo ancora quei momenti di disperazione.. Eravamo al porto di Antandro, quando non ho visto più la mia amata Creusa. Allora sono andato a cercarla, ma all’improvviso ho visto la sua ombra che mi esortava a partire con nostro figlio e mio padre.. Lei, mi disse, che ci avrebbe accompagnati nel viaggio col pensiero.

 

Il viaggio è stato lungo e difficile e tortuoso. Volete renderci partecipi delle vostre disavventure?

ENEA: Molte sono state le tappe del nostro viaggio, pieno di avventure, contrattempi ed episodi spiacevoli. Dapprima siamo stati in Tracia; in seguito ci siamo recati a Delo per consultare l’oracolo che ci ha esortati a cercare la nostra antica patria, Creta. Ma poi in sogno, i Penati, mi avvertirono che la terra verso cui mi dovevo dirigere era l’Italia.

Ripreso il viaggio attraverso il Mar Ionio, purtroppo una violenta tempesta scatenata dalla dea Giunone, ci ha procurato parecchi problemi, trasportandoci sulle isole Strofadi..

ANCHISE: Qui, abbiamo avuto dei disagi con le Arpie guidate da Celeno, che hanno contaminato i nostri cibi. Ma con un po’ di fortuna siamo riusciti ad allontanarci e dopo altri episodi, siamo approdati in Italia, e ora eccoci qui...

 

….. Ora che siete in Italia che cosa avete in mente di fare? Dove vi dirigerete? …

ENEA: Porto Badisco è stata la prima tappa in Italia.. Non resteremo certamente qui.. Continueremo il nostro viaggio finchè non capiremo di aver raggiunto il luogo designatoci dagli dei... Per il momento ci accontentiamo di essere scampati alla guerra...

ANCHISE: Si, certamente proseguiremo il nostro viaggio, ma per ora preferisco sostare un po’ in questa località, che mi sembra molto accogliente... D’altronde sono molto anziano e non posso affaticarmi molto. E poi abbiamo con noi il piccolo Ascanio: anche lui ha bisogno di cure. …

ASCANIO: Io ho fame... Non mangio da giorni.. Non ho assolutamente intenzione di partire per il momento.. Ho bisogno di un letto per dormire sonni tranquilli.. In questo periodo di viaggio è stato quasi impossibile dormire serenamente...

ENEA: Vi ringraziamo comunque per la vostra disponibilità ad aiutarci... Ci avete accolto in una maniera esemplare...

 

Il piacere è stato nostro. Era nostro dovere farlo. Grazie per la vostra disponibilità a renderci partecipi delle vostre avventure in fuga dalla patria.. Con questo vi salutiamo e vi auguriamo che ben presto possiate trovare un luogo sicuro dove dimorare. Arrivederci!

 

Questi 3 grandi personaggi ci hanno raccontato le emozioni e le paure che prova chi è costretto ad emigrare dal proprio paese per vari motivi, quali la guerra, e ci hanno fatto capire quanto importante sia il valore della libertà.

 

 


LA VOCE DEL POPOLO. ANCORA UN EPISODIO DELL'ARROGANZA DELLO STRANIERO CONTRO IL NOSTRO POPOLO!

Innamorati costretti a fuggire. Basta ai soprusi. È con queste parole che la giovanissima Lucia Mondello ha lasciato la nostra terra.

 

In un periodo come questo, la storia di due innamorati costretti a subire il volere di un signorotto quale don Rodrigo, straniero, arrogante, viziato e superbo ci riporta agli anni del 1600-1700.

Qualche giorno fa abbiamo appreso la notizia che due giovani promessi, Lucia Mondello e Renzo Tramaglino, hanno dovuto annullare il loro matrimonio, tanto atteso e desiderato, perché un “signorotto” nel loro paese, Don Rodrigo, ha iniziato ad avere una certa infatuazione per la giovane Lucia e con tutta la sua arroganza ha deciso di perseguitarla e far si che un giorno sia tutta sua.

Progetto che ha deciso di attuare con l’aiuto dei suoi più fedeli amici, inutili e comandate macchine di azione sotto la guida del loro padrone.

I due promessi hanno dovuto abbandonare l’idea del matrimonio, fino a data da destinarsi.

Due innamorati costretti alla fuga a rincorrere una libertà e una felicità che non sono sicuri di trovare, ma con la forza di affrontare i problemi, hanno pensato e ripensato poi la soluzione più logica: abbandonare il paese per il loro bene..

La giovane Lucia ci racconta che guardava le sue montagne man mano scomparire...rammentava la sua bella casa e le sue passeggiate per quei monti, solo chi è cresciuto in quei luoghi può amarli e mantenere impressi nella mente.

Si legge nei suoi occhi una grande tristezza, non adatta per quegli occhi fatti per sorridere…mentre si allontanava pensava a chi parte volontariamente condotto dalla speranza di fare altrove la propria fortuna e subito perdono ogni attrattiva, ogni splendore i sogni della ricchezza. Tanto più quella macchina la conduceva lontano tanto più lo sguardo si allontanava, disgustata e stanca.

Intorno a lei tutto sembrava pensante, immobile e morto, persino l’aria; gli alberi sembravano spenti, non avevano la stessa vigorosità degli alberi dei suoi monti, nessun fiore, nessun uccello libero di volare…solo cemento intorno a lei, solo una città tumultuosa, case sopra case, strade che sboccano in strade, tutto questo le toglie il respiro. E davanti agli edifici ammirati come una straniera, pensa, con desiderio inquieto al campicello del suo paese, alla casa che vorrebbe comprare per lei e il suo sposo e che comprerà tornado ai suoi monti con qualche soldo.

Ancora una volta un episodio deciso dall’arroganza e dalla superbia di uomini senza scrupoli.

<<Basta ai soprusi>> queste sono le parole di Lucia Mondello, costretta ad abbandonare la propria terra.

Ora anche l’intero popolo dice <BASTA>…una volta tante facciamo noi la parte di chi non ha paura e combatte per i propri diritti e per i propri sogni.

 

LA VOCE DEL POPOLO. ANCORA UN EPISODIO DELL'ARROGANZA DELLO STRANIERO CONTRO IL NOSTRO POPOLO!

Innamorati costretti a fuggire. Basta ai soprusi. È con queste parole che la giovanissima Lucia Mondello ha lasciato la nostra terra.

 

In un periodo come questo, la storia di due innamorati costretti a subire il volere di un signorotto quale don Rodrigo, straniero, arrogante, viziato e superbo ci riporta agli anni del 1600-1700.

Qualche giorno fa abbiamo appreso la notizia che due giovani promessi, Lucia Mondello e Renzo Tramaglino, hanno dovuto annullare il loro matrimonio, tanto atteso e desiderato, perché un “signorotto” nel loro paese, Don Rodrigo, ha iniziato ad avere una certa infatuazione per la giovane Lucia e con tutta la sua arroganza ha deciso di perseguitarla e far si che un giorno sia tutta sua.

Progetto che ha deciso di attuare con l’aiuto dei suoi più fedeli amici, inutili e comandate macchine di azione sotto la guida del loro padrone.

I due promessi hanno dovuto abbandonare l’idea del matrimonio, fino a data da destinarsi.

Due innamorati costretti alla fuga a rincorrere una libertà e una felicità che non sono sicuri di trovare, ma con la forza di affrontare i problemi, hanno pensato e ripensato poi la soluzione più logica: abbandonare il paese per il loro bene..

La giovane Lucia ci racconta che guardava le sue montagne man mano scomparire...rammentava la sua bella casa e le sue passeggiate per quei monti, solo chi è cresciuto in quei luoghi può amarli e mantenere impressi nella mente.

Si legge nei suoi occhi una grande tristezza, non adatta per quegli occhi fatti per sorridere…mentre si allontanava pensava a chi parte volontariamente condotto dalla speranza di fare altrove la propria fortuna e subito perdono ogni attrattiva, ogni splendore i sogni della ricchezza. Tanto più quella macchina la conduceva lontano tanto più lo sguardo si allontanava, disgustata e stanca.

Intorno a lei tutto sembrava pensante, immobile e morto, persino l’aria; gli alberi sembravano spenti, non avevano la stessa vigorosità degli alberi dei suoi monti, nessun fiore, nessun uccello libero di volare…solo cemento intorno a lei, solo una città tumultuosa, case sopra case, strade che sboccano in strade, tutto questo le toglie il respiro. E davanti agli edifici ammirati come una straniera, pensa, con desiderio inquieto al campicello del suo paese, alla casa che vorrebbe comprare per lei e il suo sposo e che comprerà tornado ai suoi monti con qualche soldo.

Ancora una volta un episodio deciso dall’arroganza e dalla superbia di uomini senza scrupoli.

<<Basta ai soprusi>> queste sono le parole di Lucia Mondello, costretta ad abbandonare la propria terra.

Ora anche l’intero popolo dice <BASTA>…una volta tante facciamo noi la parte di chi non ha paura e combatte per i propri diritti e per i propri sogni.

  

Michaela Blandini

 

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